Intervista di Jamma a Emilio Zamparelli, Presidente del Sindacato Totoricevitori Sportivi. Il settore del gioco pubblico si trova oggi a un passaggio cruciale, stretto tra l’attesa di un riordino normativo atteso da anni e le profonde trasformazioni del mercato, segnato dalla crescita costante dell’online e dalla necessità di rilanciare la rete fisica. In questo scenario complesso, le tabaccherie e i punti vendita autorizzati continuano a rappresentare un presidio fondamentale di legalità e un punto di riferimento per i territori. Ne parliamo con Emilio Zamparelli, presidente del Sindacato Totoricevitori Sportivi aderente alla Federazione Italiana Tabaccai, che traccia le priorità per il futuro del comparto tra innovazione, omnicanalità e responsabilità sociale.

 

Presidente Zamparelli, il settore attende da tempo il riordino del gioco fisico. Che cosa vi aspettate da questo intervento?


Ci aspettiamo innanzitutto che il riordino restituisca tranquillità e certezza al comparto. Servono regole omogenee su tutto il territorio nazionale, così chiare da non lasciare spazio a interpretazioni. Solo in questo modo si può superare quella frammentazione normativa che negli ultimi anni ha creato confusione e difficoltà operative per gli operatori.

 

Una volta completato il riordino, quali saranno le principali sfide per il settore?


Subito dopo il riordino, la vera sfida sarà il mercato. Ci troviamo in un contesto in profonda trasformazione: l’online cresce a doppia cifra, mentre il canale fisico non ha ancora recuperato i volumi pre-Covid. È quindi necessario rafforzare il ruolo e l’identità della rete distributiva e ripensare la gestione e l’operatività dei punti vendita.

 

In che modo la rete fisica può restare competitiva?


Attraverso un deciso processo di digitalizzazione. I punti vendita devono dotarsi di tecnologie sempre più evolute, con terminali avanzati e servizi personalizzati per il cliente. Parallelamente, è fondamentale innovare i prodotti, rendendoli più in linea con i gusti e le aspettative dei consumatori. Inoltre, bisogna ragionare seriamente su come arrivare all’omnicanalità: una strategia che integri fisico e digitale e che rappresenti una leva di crescita per entrambi. È una direzione ormai inevitabile, richiesta sia dai tempi sia dai consumatori.

 

Qual è oggi il ruolo della rete generalista e delle tabaccherie?


È un ruolo indispensabile, soprattutto nel contrasto al gioco problematico e patologico. La tabaccheria non è solo un punto vendita, ma un presidio territoriale dello Stato e un riferimento per la comunità. Possiamo dire che è una vera e propria “istituzione del quartiere”, con una funzione sociale fatta di ascolto e assistenza.

 

Come si traduce concretamente questo ruolo sul territorio?


Garantiamo da sempre che il gioco resti un sano divertimento, combattendo l’illegalità e monitorando i rischi della dipendenza. Giocare in tabaccheria significa farlo in un ambiente certificato, controllato e con personale formato. Non siamo solo venditori: siamo sentinelle di legalità e ambasciatori del gioco responsabile. Il tabaccaio vive il territorio, conosce i propri clienti e spesso è il primo ad accorgersi quando il gioco smette di essere un passatempo e diventa un’ossessione. Grazie al rapporto di fiducia, può intervenire e aiutare il giocatore a fermarsi in tempo.

 

Un tema particolarmente delicato è quello dei minori.


Per noi il divieto di gioco ai minori non è solo un obbligo di legge, ma un dovere morale. Non venderemo mai gioco ai ragazzi: li vediamo crescere, è come se fossero figli nostri. Questo senso di responsabilità è parte integrante del nostro lavoro quotidiano.

 

Tornando al riordino, quali aspetti ritiene ancora critici?


Siamo in attesa del decreto sul gioco fisico e riteniamo fondamentale che le norme siano chiare e non interpretabili. Devono essere definiti con precisione ruoli e competenze delle diverse istituzioni coinvolte. Il conflitto di competenze a cui abbiamo assistito negli ultimi vent’anni deve cessare. Prendiamo ad esempio il tema dei “luoghi sensibili” e delle distanze dalle scuole: se queste regole devono esistere, allora bisogna stabilire criteri certi, come la definizione univoca degli ingressi da considerare per le misurazioni. Non possiamo rischiare di dover rispettare distanze calcolate su ingressi secondari che non vengono nemmeno utilizzati. Un settore regolato in modo chiaro, capace di innovarsi e di integrare fisico e digitale, ma sempre saldo nei suoi valori: legalità, responsabilità e presidio del territorio. È questa la strada per affrontare le sfide che ci attendono.

 

Da Jamma, 17/04/2026