l tema del riordino del gioco fisico è stato al centro dell’intervista rilasciata al direttore di Agimeg Fabio Felici, da Giuliano Frosini, Senior Vice President Institutional Relations, Public Affairs and Media Communication di Brightstar. Ma sono stati toccati anche altri importanti aspetti dell’attuale situazione del gioco pubblico: dallo stato dell’arte di Lotto e Gratta e Vinci all’importanza della rete dei tabaccai, dal rapporto tra gioco e politica all’attività dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Il tema di attualità in questo periodo è quello del riordino del gioco fisico. Secondo lei come dovrebbe essere questo riordino per salvaguardare gli interessi in campo che vanno dalla tutela dei giocatori a quella dei minori, dalle esigenze imprenditoriali a quelle dell’erario?
Devo sinceramente dirle direttore che non c’è una ricetta universale. Gli ingredienti sono numerosi: i minori ad esempio – non possono e non devono partecipare a giochi con vincite in denaro. Punto. I giocatori adulti vanno ovviamente tutelati, la loro sicurezza, la garanzia delle vincite, ma anche l’ordine pubblico che afferisce a tali attività. Per svolgere questo lavoro di programmazione e vigilanza mi pare giusto che lo Stato venga remunerato.
Al contempo vanno salvaguardate le iniziative di impresa e la remunerazione di quei capitali che vengono immobilizzati per produrre valore. Questa premessa la faccio per uscire anche dalla retorica del proibizionismo, auspicando regole stringenti sì, ma uniformi e chiare alle quali dover sottostare. Tuttavia, questi condimenti non ci devono dire puntualmente cosa va fatto ed in che modo. È chiaro che il cuore del riordino sia il modello distributivo e il cuore del cuore è una armonizzazione delle regole che consenta una applicazione uniforme a tutto il territorio nazionale.
Il ruolo degli Enti Locali
È altrettanto chiaro che gli Enti Locali avranno – come è giusto – un ruolo fondamentale nel giungere (o non giungere) ad un set di regole condiviso con il livello nazionale. Regioni e Comuni non dovrebbero fare politiche economiche a spese dell’erario centrale, e quest’ultimo deve ricordarsi di avere a disposizione una riserva nazionale la cui facoltà di applicazione gli discende direttamente dalla direttiva europea in materia.
Nel merito, io non credo nel valore assoluto delle distanze dai punti di gioco, è una mia opinione. Credo invece che le recenti frontiere della tecnologia possano produrre limitazioni anche più pervicaci per la tutela dei giocatori e dei soggetti più fragili. Questa alternativa prevede investimenti significativi e, per questo motivo, le concessioni – che sono novennali e non centennali – devono essere sostenibili e stabili nel periodo. Ricordo – infine – due aspetti a lungo dibattuti:
1) inasprire le regole della distribuzione deve sempre tener conto del contrasto all’illegale, che non deve mai essere considerabile come alternativa;
2) che politiche fiscali troppo onerose per concessionari e giocatori producono il ripiegamento della curva del gettito con un effetto opposto a quello desiderato. Questi ingredienti sono quelli che possono determinare, a mio parere, la sostenibilità di un modello nel tempo. Parola al legislatore.
Lei ha sempre anticipato con grande precisione le tempistiche e le evoluzioni del mercato. Come crede che andrà il riordino per il fisico?
Credo, dovrei dire spero, che questa sia la volta buona. Come è noto la questione del riordino va avanti da molti anni e a volte si è avuta la sensazione che si fosse veramente vicini a realizzarlo. Riporre maggiori speranze in questa fase è frutto di alcune considerazioni, la principale delle quali è che oggi c’è un governo stabile che parrebbe voler portare realmente avanti i diversi programmi. Per farlo c’è bisogno che la politica si senta legittimata di poter condurre iniziative, talvolta anche impopolari, che però possono dare frutti nel tempo e senza le quali si finisce per generare quel senso di incertezza che, a sua volta, produce una cattiva percezione di quelle attività. In bocca al lupo alla riforma!
Brightstar Lottery
Brightstar sarà tra i protagonisti delle nuove concessioni per le scommesse sportive?
No, Brightstar continuerà a concentrarsi sulle lotterie fisiche e digitali, e nel frattempo, apporterà il suo contributo a questa nuova stagione del gioco a distanza figlia del decreto 41 (di riordino – ndr), con un occhio particolare a quei giocatori che via via nel tempo intenderanno traslocare dalle lotterie fisiche a quelle online.
A proposito della vostra attività, qual è lo stato dell’arte del lotto e gratta e vinci?
Più che di stato dell’arte parlerei di stato di salute, che è abbastanza buono. Le lotterie sono un evergreeen della tradizione del gioco pubblico e, per certi versi, anche di una tradizione culturale che, nel tempo, ha dato vita, per la natura stessa del gioco, ad un intrattenimento sostenibile e responsabile, con piccole puntate, spesso legate ad un evento, un sogno, un fatto strano o eclatante.
Questa idea da “sabato del villaggio” fa delle lotterie un gioco con un suo popolo di affezionati, attratto dalle novità e anche attento ai nuovi canali. Direi che – a proposito di novità – esse devono innovare nella continuità, essendo le lotterie il gioco conservatore più moderno che c’è.
L’importanza della rete dei tabaccai
Parlando di Lotto e Gratta e Vinci, non si può non parlare dei tabaccai. Il loro apporto per questo stato di salute florido è importante
Importantissimo, direi fondamentale e per certi versi essenziale. Prima di tutto perché la tabaccheria è il primo embrione istituzionale di prossimità del cittadino. È un luogo abituato a rispondere ai primi bisogni dei cittadini, ma anche perché svolgono una attività di presidio e di controllo delle reti di offerta di prodotti che, per le loro caratteristiche, sono spesso soggetti alla riserva statale. D’altronde è un fatto storico; tabacchi e giochi, nella percezione odierna, ma, andando indietro nel tempo, anche sali e chinino e altri prodotti regolati. Insomma, il tabaccaio contempera da sempre impatti sociali e garantisce entrate erariali. Più fondamentali di così…
Tornando al mercato del gioco pubblico in generale, ha visto accorciarsi le distanze tra il settore e il mondo politico, oppure continua a rimanere un terreno scivoloso?
Direttore io penso che tra il mercato del gioco, così come anche per altri mercati e i rappresentanti istituzionali, i cosiddetti rappresentanti della realtà politica, ci sia la distanza che ci deve essere, la giusta distanza.
Cioè non è un problema di percezione, penso che sia un problema di ruoli. Bisogna sempre operare nel rispetto dei ruoli. Anche perché i rappresentanti istituzionali dettano paletti e regole che devono rappresentare delle obbligazioni per i primi, cioè per il mercato che è composto dai concessionari di gioco. Ciò non vuol dire che non si possa o si debba collaborare. Bisogna scambiare esperienze, dati e più in generale bisogna creare un contesto proficuo che peraltro, come in tutti gli altri settori, è tipico del cosiddetto PPP, cioè del partenariato pubblico-privato.
Questo è l’elemento efficace che giustifica la traslazione del potere pubblico al soggetto privato. E siccome il rischio operativo è trasferito al privato, quest’ultimo chiede in cambio contratti di lunga durata, cosa piuttosto ovvia. Più che parlare di distanza – quindi – mi limiterei a rispondere ad una semplice domanda: può il legislatore cambiare idea nei rapporti di durata? A seconda della risposta, ciascuno valuterà sempre questa distanza come troppo lunga o troppo corta.
Cosa può fare il gioco per diciamo accorciare questa distanza e la politica? Possono venirsi incontro in qualche modo?
Assolutamente sì, possono anzi devono venirsi incontro, sviluppando una relazione che nella proficuità sia al contempo efficace ed efficiente. È chiaro che il rispetto dei ruoli determina un po’ il meccanismo del coinvolgimento. Per quanto riguarda i consigli distinguerei le due parti.
Al settore: essere sempre irreprensibili e adottare comportamenti super corretti, solo così si possono far valere i legittimi affidamenti industriali. È un po’ come ai tempi della scuola: se uno che aveva buoni voti marinava la scuola a favore di una manifestazione era un intellettuale impegnato, se lo faceva qualcuno con voti scarsi era solo uno che non voleva andare a scuola. Quindi il consiglio è: rispetto delle regole.
Alla politica: riservarsi le decisioni strategiche e gli appalti, e trasformare l’Agenzia in una vera e propria Autorità Indipendente per la gestione della regolazione fine e della programmazione delle attività, così come avviene in numerosi altri settori come l’energia o le telecomunicazioni che, a volte, solo per questo, sono considerati “più pregiati”.
L’attività dell’ADM
Abbiamo parlato di tabaccai, di operatori, di concessionari e l’ultimo attore importante è proprio la sopracitata Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. ADM è alle prese con un cambiamento radicale del settore, con l’avvio di una nuova stagione dei giochi. Come valuta l’attività dell’Agenzia in questo contesto?
La moderna Agenzia svolge un lavoro straordinario e, grazie anche ad una recente maggiore stabilità della sua leadership, sta portando avanti con successo i diversi obiettivi che il programma di Governo e le leggi le attribuiscono: riordino del gioco online, gara del lotto, gara a distanza, tra le altre cose; stante il contesto, ritengo che l’azione dell’Agenzia non sia solo efficace, ma abbia del miracoloso. Pensiamo soltanto, ad esempio, che le competenze fondamentali di cui è dotata sono prevalentemente giuridiche, in un periodo storico in cui questi mercati competono soprattutto su terreni digitale e tecnologici.
D’altronde la pervicacia della sua azione amministrativa viene dal lontano 1893, quando Lazzaro Gagliardo, Ministro del neonato Regno d’Italia diede vita alla Direzione Generale incaricata di sovrintendere al servizio del Gioco del Lotto, ben prima della nascita dei Monopoli, avvenuta “solo” nel 1927, comunque 100 anni fa.
Una storia lunga che oggi, solo per la parte giochi, vede l’Agenzia sovrintendere uno dei principali vettori di fiscalità del Paese e che, con una leadership motivata e la sintonia con i programmi di Governo, ha portato alla candidatura dell’Italia alla guida dell’Euca, la nascitura Agenzia delle Dogane Europea. Auguro che continui a farsi valere e dare lustro ai nostri modelli di regolazione di eccellenza internazionale.
“Quest’anno festeggiamo il decennale della mia intervista all’ingegner Giuliano Frosini. Un appuntamento nato all’ICE di Londra e che nel corso del tempo è diventato un piacevolissimo incontro per parlare delle principali tematiche legate al gioco pubblico. In questi anni ho potuto constatare di persona la validità degli approfondimenti dell’ingegner Frosini, che si sono sempre rivelati una precisa anticipazione di quello che sarebbe stato il mercato nel mesi a seguire. Approfitto di questa ricorrenza per ringraziare l’ingegner Frosini di questa opportunità e sono onorato della fiducia e della stima che mi dimostra ogni anno in questo appuntamento”.
Fabio Felici


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