La raccolta che cresce esponenzialmente (nel 2024 +6,6% rispetto al 2023, +42,5% rispetto al 2019) raggiungendo 157,4 miliardi (“una cifra incredibile”), il primato sempre più consolidato della modalità on line, la spesa dei giocatori (chiamata “perdita” nonostante sia semplicemente la differenza tra raccolta e vincite) giunta a 23 miliardi “corrispondenti al reddito medio netto di 1.150.000 lavoratori e lavoratrici a tempo pieno”. Il rapporto sul gioco racchiuso nel Libro Nero dell’azzardo curato da Federconsumatori – presentato qualche settimana fa a Roma – è un susseguirsi di allarmi. Più si va avanti nella lettura e più appare chiaro che nel comparto del gioco non c’è nulla che si salva.

 

I giocatori sono soggetti caratterizzati da un basso livello di istruzione, occupazione e reddito, condizione questa che li spinge verso il gioco nell’illusione della vincita risolutiva della crisi. In questo senso, il gioco, o meglio “l’azzardo”, è “una tassa sulla povertà in quanto destinata a gravare sulle categorie sociali più deboli e vulnerabili”. I concessionari sono, a loro volta, “players” giganteschi che investono cifre sempre più importanti sull’on line destinato a diventare la modalità principale di gioco. Ma attenzione, il gioco fisico è “tutt’altro che destinato a sparire”: i concessionari non fanno altro che ampliare e diversificare l’offerta di gioco che continua a espandersi in ogni direzione. Lo Stato è “dipendente” dal gioco d’azzardo: la “addiction fiscale” è tale che lo Stato non si preoccupa di mettere in atto alcun bilanciamento in favore della salute dei cittadini. Ciò che importa sono le entrate erariali.

 

Potremmo andare avanti ancora con le citazioni letterali ma quelle sopra riportate sono sufficienti a far capire il tono allarmistico dell’intero documento.

 

Senza sminuire l’importanza della salute dei consumatori e senza negare il fatto che il gioco possa avere una deriva patologica, vogliamo qui riportare il discorso sui binari dell’obiettività.

 

Il settore dei giochi non è un polo di rovina delle famiglie (che siano abbienti o meno), gli operatori non sono sanguisughe, lo Stato non è un biscazziere. La salute pubblica e la redditività del comparto sono interessi conciliabili e, allo stato attuale, conciliati soprattutto nell’ambito del gioco fisico. Il vero problema sta nel fatto che quest’ultimo è ormai in crisi: i ricevitori in carne e ossa – coloro che costituiscono il presidio diretto tra i giocatori e l’eventuale deriva patologica – stanno scomparendo.

 

La scomparsa dei punti terrestri avrà come conseguenza la fine del presidio sul territorio e la relativa espansione dell’illegalità. Oltre ai cittadini, a rimetterci sarà anche lo Stato che dovrà rinunciare alle entrate erariali, già in decrescita da oltre un anno.

 

Il vero segnale di pericolo di oggi è questo!

 

29 luglio 2025